Erminia Florio
In un’Italia che invecchia sempre più – secondo l’Istat, al 1° gennaio 2023, l’indice di vecchiaia era di 193 anziani ogni 100 giovani –, il contributo dell’immigrazione diventa fondamentale, non solo per la forza lavoro attuale, ma anche per le generazioni future. Secondo la Fondazione ISMU, infatti, in Italia più di un alunno su 10 nel 2024 ha un background migratorio. Emergono, allora, diverse domande: quali sono le intenzioni sul futuro delle nuove generazioni? Come percepiscono l’Italia i giovani con background migratorio?
La ricerca “Il Futuro dei Giovani”, che la Fondazione Migrantes ha condotto in collaborazione con Sophia Impresa Sociale, intende contribuire a rispondere a queste domande attraverso un’indagine svolta su un campione di circa 1.260 giovani di Roma tra i 13 e i 19 anni con e senza background migratorio, durante l’anno scolastico 2024/25. Un giovane viene definito “con background migratorio” se almeno una delle seguenti condizioni è verificata: non ha la cittadinanza italiana, entrambi i genitori sono nati all’estero, nessuno dei genitori ha cittadinanza italiana.
I principali Paesi di origine dei giovani nel campione con background migratorio sono la Romania (20%) e le Filippine (9%). Dall’indagine emerge, anzitutto, il livello di istruzione più basso dei genitori di chi ha background migratorio: ad esempio, il 55% dei giovani senza background migratorio ha un genitore con laurea o post-laurea (master, dottorato). Un dato che, invece, scende al 35% tra i giovani con background migratorio. Tale disuguaglianza rischia di riflettersi nelle scelte dei figli: tra i giovani senza background migratorio, infatti, la percentuale di chi vuole proseguire gli studi dopo il diploma è del 77%, mentre tra chi ha background migratorio la percentuale scende al 63%.
Tali differenze sono a loro volta il riflesso di scelte scolastiche già attuate: su 110 giovani con background migratorio che hanno fornito la risposta, 50 sono studenti di liceo (45,4%), 50 di istituti di istruzione superiore (ad esempio, istituti tecnici e industriali: 45,4%) e 10 di istituti professionali (9,1%). Invece, su 1.091 giovani senza background migratorio, 811 sono studenti di liceo (74,3%), 200 di istituti di istruzione superiore (18,3%) e 80 di istituti professionali (7,3%).
Anzitutto, lo studio ha indagato la propensione alla mobilità dei giovani, cioè la probabilità di emigrare all’estero nei successivi 10 anni. In generale, è emerso che circa la metà del campione (49,4%) prevede di emigrare. In particolare, i giovani con background migratorio hanno una maggiore propensione alla mobilità: essi dichiarano di avere il 58,8% di probabilità di emigrare (in media) nei prossimi 10 anni, contro il 48,4% dei giovani senza background migratorio (10,4 punti percentuali in meno).
La ricerca ha inoltre analizzato le percezioni dei giovani circa le opportunità che offre il nostro Paese con la domanda: “Quanto sei d’accordo con la seguente affermazione? In Italia non ci sono opportunità per i giovani”. Dalle risposte ricevute non risultano differenze tra giovani con e senza background migratorio: più della metà di loro ritiene che in Italia non vi siano opportunità per i giovani. Al contrario, chi ha un background migratorio dimostra di avere percezioni diverse sulle diseguaglianze educative e lavorative in Italia, che abbiamo esplorato tramite la domanda “Quanto sei d’accordo con la seguente affermazione? In generale, tutti in Italia hanno una possibilità equa di arrivare al livello d’istruzione a cui aspirano / di ottenere il lavoro che cercano”. Nello specifico, chi ha background migratorio ha una fiducia maggiore sulla possibilità equa di ricevere l’istruzione a cui uno aspira in Italia, mentre è più pessimista rispetto a un’equità lavorativa.
Infine, sono state indagate le preferenze dei giovani verso le politiche pubbliche in ambito di istruzione, lavoro e sanità. I giovani mettono al primo posto per importanza le politiche che favoriscano scambi con l’estero per studio e lavoro, seguiti dalle politiche per il “rientro dei cervelli”, spesa pubblica in sanità e spesa pubblica in istruzione. Mentre non vi sono differenze rispetto alle politiche che incrementino spesa pubblica in sanità e favoriscano il rientro dei cervelli in Italia, chi ha background migratorio riconosce maggiore importanza alle politiche che aumentino la spesa pubblica in istruzione e favoriscano scambi con l’estero per motivi di studio o lavoro rispetto ai coetanei senza background migratorio.
Dunque, come confermano anche le preferenze di policy, i giovani con background migratorio mostrano un’accentuata percezione dell’importanza della sfera educativa e una maggiore propensione alla mobilità. Rimane aperta la seguente domanda per i policymakers: come cambierebbe la propensione alla mobilità in presenza di politiche lavorative che abbiano, in particolare, come target i giovani con background migratorio? Si tratta di una parte preziosa e con un grande potenziale nel nostro Paese ormai sempre più vecchio. Una domanda, dunque, che rappresenta una sfida politica fondamentale per la composizione demografica dell’Italia.
GIOVANI, SCUOLA E IMMIGRAZIONE NEL LAZIO
Nella regione Lazio, al 1° gennaio 2024, erano residenti 647.759 persone straniere (in Italia, alla stessa data erano complessivamente 5.307.598).
A proposito dei giovani, gli alunni con cittadinanza italiana nel Lazio erano passati dai 720.137 censiti nell’anno scolastico 2020/2021 ai 697.336 dell’anno 2022/2023, con una diminuzione quindi di quasi 23.000 unità. Nello stesso periodo, invece, gli alunni con cittadinanza non italiana sono aumentati di oltre 3.000 unità, da 80.051 a 83.716, passando a rappresentare il 9% della popolazione scolastica della regione (a livello nazionale, il dato è 11.2%). (Fonte: “Rapporto Immigrazione Caritas-Migrantes 2024”)