Susanna Placidi e Alessandro Luciani
Non ci sono dati precisi sul numero esatto di bambini e giovani rom e sinti che frequentano la scuola a Roma nel 2025. E per quanto riguarda la partecipazione scolastica, i dati sono frammentari. Tuttavia, si stima che nella Capitale vivano circa 8.000 rom e sinti, distribuiti in vari insediamenti, alcuni dei quali in via di estinzione. In questi ultimi anni molti rom sono divenuti stanziali e abitano in casa e il nomadismo si può dire quasi estinto.
Il calendario scolastico della Regione Lazio prevede l’inizio delle lezioni il 15 settembre per tutti gli ordini di scuola. Tuttavia, a fronte del diritto all’istruzione, è noto che la comunità rom e sinta a Roma, come in altre città d’Italia, ha ancora diverse difficoltà nell’accesso e all’inclusione scolastica. Le ragioni sono molteplici: difficoltà economiche, discriminazione e mancanza di politiche specifiche per l’inclusione.
In effetti, esiste un Progetto nazionale triennale per l’inclusione e l’integrazione dei bambini rom, sinti e camminanti, promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali, realizzato in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca, il ministero della Salute e l’Istituto degli Innocenti, che vede coinvolte 13 città metropolitane: Bari, Bologna, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino e Venezia.
Il Progetto prevede un lavoro centrato su tre ambiti: la scuola, i contesti abitativi e la rete locale dei servizi, finalizzato a promuovere una scuola più inclusiva e a combattere la dispersione scolastica ed è rivolto a tutti i bambini presenti nella classe di progetto, agli insegnanti, al dirigente scolastico e al personale Ata, con l’idea che una scuola inclusiva sia una scuola accogliente e migliore per tutti.
Il servizio della Comunità di Sant’Egidio a Roma
L’amicizia della Comunità di Sant’Egidio con i rom e sinti in Italia è cominciata all’inizio degli anni Ottanta. A Roma, in particolare, è avvenuto attraverso l’incontro con alcune centinaia di sinti italiani e rom provenienti dalle diverse Repubbliche della ex Jugoslavia, accampati, nella maggioranza dei casi, alla periferia est della città. Gli operatori della Comunità si sono dedicati dapprima ai bambini, che sono peraltro la maggioranza di questa popolazione, attraverso doposcuola e corsi di alfabetizzazione pomeridiani e l’inserimento scolastico nelle scuole statali. Sono nate così diverse “Scuole della Pace”, soprattutto nella periferia della città. A partire da questa esperienza è nata l’esigenza di una serie di interventi di “mediazione” con i residenti dei quartieri dove vivevano i rom, spesso in zone molto degradate.
In anni più recenti, il programma “Diritto alla Scuola, Diritto al Futuro” – finanziato dalla Fondazione Migrantes – ha favorito la riuscita scolastica dei bambini rom e sinti e ha permesso l’inserimento a scuola attraverso un sostegno alle famiglie.
Si è partiti dalla constatazione che la scuola è un ambito decisivo per il futuro di tutti e dall’inutilità di lamentare la non iscrizione, la non frequenza, l’insuccesso scolastico, l’abbandono o il ricorso dei bambini rom all’accattonaggio, senza creare però le condizioni necessarie per favorire un loro reale e positivo inserimento nella scuola.
In questo senso, si è pensato di realizzare borse di studio a sostegno delle famiglie che si impegnano a far frequentare la scuola con costanza e serietà. Inoltre, alcuni educatori-mediatori culturali seguono “sul campo” il buon andamento della frequenza e delle attività extra-scolastiche, comprese quelle del periodo estivo.
L’erogazione della borsa di studio è subordinata al rispetto di alcune regole:
- non superare tre assenze mensili non giustificate;
- avere almeno un colloquio mensile con gli insegnanti;
- educare il figlio, in ogni circostanza, al rispetto degli altri e dei loro diritti e alla convivenza civile.
È un programma attivo ormai da alcuni anni a Roma e che si è diffuso anche in altre città italiane. L’impegno, l’amicizia e il rapporto con le famiglie rom ha favorito anche l’educazione e la scolarizzazione degli adulti, l’inserimento nel mondo del lavoro, la regolarizzazione di quelli che erano stranieri, o cittadini apolidi e in genere il rapporto dei rom con la città e le istituzioni.
Andare a scuola ha fatto crescere negli anni una maggiore coscienza dei propri diritti e doveri e ha fatto maturare in tanti giovani il desiderio di trovare risposte adeguate e nuove alla loro vita, come la domanda per la casa e la ricerca di un lavoro stabile. Molti giovani oggi frequentano le scuole superiori, qualcuno l’Università e lavorano stabilmente in diversi settori della nostra città. È per tanti un sogno che oggi comincia a realizzarsi.