Antonio Buccioni
Guardando alle diverse realtà che svolgono nel territorio della regione Lazio attività circensi e dello spettacolo viaggiante, la peculiarità che salta palesemente agli occhi è costituita dalla presenza nel territorio di Roma Capitale di un sistema di circa 70 complessi permanenti per bambini tecnicamente da definire “Family Park”.
Si tratta di strutture molto ben distribuite nei diversi municipi, molto ben allestite, con carattere appunto di permanenza, quanto a offerta commerciale e standard di sicurezza; e molto ben gestite da circa un centinaio di piccole imprese capaci di intraprendere con il proprio pubblico un rapporto per certi aspetti al limite del familiare. È una presenza antica, consolidata nei decenni e conclusivamente da ascrivere al novero delle attività a carattere ricreativo-culturale-pedagogico. In una parola, a carattere sociale.
Evidenziato questo tipo di presenza, che non ha riscontri nelle altre regioni, l’attività ulteriore svolta, tanto nel territorio di Roma Capitale quanto nelle cinque provincie della Regione, si completa con una importante e radicata attività dello spettacolo viaggiante stricto sensu, inteso quale complesso di attrazioni a vocazione spiccatamente itinerante, che lungo l’arco dei 365 giorni annuali raggiunge sostanzialmente ogni Comune, ergendosi ad ambasciatore di questa meritoria attività.
Infine, il mondo del circo. La sosta di svariati complessi circensi in Roma, nei Comuni capoluogo di provincia come nei piccoli paesi – attraverso imponenti complessi o, viceversa, modeste strutture con attività svolta all’interno di uno chapiteau nei mesi più freddi e di civettuole arene nella stagione primaverile e soprattutto estiva –, con le ulteriori, limitate ma importanti, presenze di esibizioni moto-auto acrobatiche, di teatri viaggianti e di teatrini di burattini e marionette, definiscono più o meno esattamente i confini di un universo amato dal popolo, oggi come ieri, domani come oggi.
Questo esercito di risorse umane e artistiche sta vivendo il corrente anno giubilare con un approccio interiormente spirituale e con una presenza costante nell’ambito dei diversi eventi, assolutamente apprezzabile.
Il rapporto fra questo mondo e la Chiesa cattolica, del resto, pur vivendo di una preziosa quotidianità, ha avuto delle significative epifanie durante le ricorrenze più importanti: il Giubileo del 2000 e il pellegrinaggio mondiale del 30 novembre e del 1° dicembre del 2012, ottimamente organizzato dall’allora Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, particolarmente dal cardinale Antonio Maria Vegliò e dal suo staff, con un sorriso speciale nei confronti di suor Alessandra.
E poi il Giubileo straordinario della Misericordia che vide protagonista complessivo lo spettacolo popolare italiano la sera del 15 giugno 2016 in piazza di Santa Maria in Trastevere; e il successivo 16 giugno ancora in Aula Paolo VI al cospetto di un papa Francesco deliziato in particolare dallo charivari delle ragazze e dei ragazzi dell’Accademia di Verona.
Più di recente, la sequela di circostanze, anche dolorose e temute, con la salita al cielo di Sua Santità Francesco, non ha impedito alla gente del circo e del viaggio, come a tutte le altre famiglie dello spettacolo popolare, di celebrare degnamente il corrente anno giubilare, con tenacia, ostinazione e senza cedimenti all’arrendevolezza. Piazza Santa Maria in Trastevere nell’arena di Elder Errani, allestita con la collaborazione del Circo Rony Roller, è tornata la sera del 10 maggio scorso a ospitare un’immensa festa di popolo; e domenica 11 via della Conciliazione e piazza San Pietro sono state esaltate dalla presenza protagonista dei nostri mondi e delle nostre fedi, delle nostre speranze e dei nostri sogni di credenti. E, mentre è in via di organizzazione un convegno, si spera di poter tornare a montare un piccolo chapiteau, un teatrino dei burattini e una giostra in piazza San Pietro.
Una riflessione finale. C’è tanta gratitudine nei confronti della Chiesa cattolica, tanto orgoglio dell’appartenenza, tanto desiderio di vivere la vita nelle sue diverse stagioni come un unico giubileo.