FONDAZIONE MIGRANTES
ORGANISMO PASTORALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Migrantes: favorevoli alla promozione della conoscenza della storia dell’emigrazione italiana nelle scuole

La Fondazione Migrantes “saluta favorevolmente” la promozione, attraverso un Progetto nazionale, della “conoscenza della storia e del presente migratorio del nostro Paese e del nostro popolo, affinché le nuove generazioni si riconoscano pienamente inserite in un’epoca e in una società naturalmente migrante e dove la mobilità sia non depauperamento ma opportunità di arricchimento che nasce […]
28 Novembre 2023

La Fondazione Migrantes “saluta favorevolmente” la promozione, attraverso un Progetto nazionale, della “conoscenza della storia e del presente migratorio del nostro Paese e del nostro popolo, affinché le nuove generazioni si riconoscano pienamente inserite in un’epoca e in una società naturalmente migrante e dove la mobilità sia non depauperamento ma opportunità di arricchimento che nasce dal confronto con realtà nazionali e culturali altre, più o meno distanti, e che abbia pieno compimento nel processo di circolarità”. E’ quanto ha detto la curatrice del Rapporto Italiani nel Mondo della Fondazione Migrantes, Delfina Licata, intervenendo oggi davanti alla Commissione Cultura della Camera, nell’ambito dell’esame della proposta di legge recante “Disposizioni per la promozione della conoscenza dell’emigrazione italiana nel quadro delle migrazioni contemporanee”. Durante l’audizione – alla quale era presente anche il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Pierpaolo Felicolo – dopo la presentazione dell’organismo pastorale della Cei e del Rapporto Italiani nel Mondo, Licata ha sottolineato che la mobilità italiana oggi, “proprio perché vede soprattutto protagonisti i giovani, non è più solo sfuggire da situazioni di fragilità economica e occupazionale. La mobilità è desiderio di rivalsa e di crescita. Questo bisogno lo si trova tanto nelle aree metropolitane medio-grandi quanto nelle città medio-piccole. Essa accompagna chi vive nelle aree depresse e chi risiede in zone ricche del nostro Paese, quelle aree apparentemente prive di problemi ma che, nell’epoca della mobilità e della fluidità dell’identità, diventano per alcuni troppo strette al punto da spingere a cercare spazi vitali più ampi”. Il nostro Paese “non ha mai smesso di essere un paese di emigrazione e non ha mai subito la trasformazione da paese di emigrazione a paese di immigrazione come erroneamente spesso sentiamo dire o leggiamo. Il nostro Paese è chiamato – ha spiegato la relatrice – oggi a fare un salto culturale importante e assolutamente necessario. L’Italia deve riconoscersi Paese della migrazione, società fondata sulla mobilità al punto tale che moltissimi connazionali non fanno rientro in Italia, ma sono pienamente protagonisti di quella mobilità circolare europea che produce ricchezza culturale, professionale ed economica all’interno del Vecchio Continente. Lo testimonia il fatto che non vi è paese al mondo in cui non vi sia presenza italiana e che, nell’ultimo anno, i nostri connazionali e le nostre connazionali sono partiti da tutte le province d’Italia raggiungendo 195 destinazioni diverse nel mondo”. Per questo serve una “rivoluzione culturale” attraverso la quale “sappia riconoscere e riconoscersi società interculturale già in essere, società plurale di uguali diritti e doveri dove non conta la nazionalità di partenza quanto la valorizzazione del background migratorio come di un elemento arricchente e portatore di novità. Ciò vale per gli italiani da sempre in mobilità, ma vale anche per i tanti cittadini di nazionalità non italiana che hanno scelto l’Italia come meta del loro progetto migratorio e vale anche per le seconde e terze generazioni che lottano per essere riconosciuti figli e figlie di questa Italia in crisi demografica, per i ‘nuovi’ italiani che hanno preso la cittadinanza italiana”. La proposta di legge in discussione guarda a questo futuro e lo fa “partendo dal fatto che l’unica Italia che cresce oggi è quella che mette radici all’estero (+91% dal 2006), che a partire sono giovani e giovani adulti (il 44% delle partenze nell’ultimo anno per la sola motivazione espatrio), ma che l’Italia fuori dell’Italia è anche costituita da chi è all’estero da più di 15 anni (il 51,1% dei 6 milioni di residenti italiani all’estero) e da chi nasce con la cittadinanza italiana fuori dei confini nazionali (il 40,4% del totale, +175% dal 2006). Tutto questo patrimonio non può essere disperso, ma va innanzitutto riconosciuto come importante e prezioso e poi conosciuto e tramandato alle nuove generazioni che vivono nella cosiddetta epoca della mobilità e che, nel caso particolare degli italiani, hanno la mobilità come cifra caratteristica e strutturale della loro dimensione culturale e identitaria”. Per questo Migrantes si dice favorevole il Progetto nazionale proposto in quanto “si avverte la necessità di rendere le nuove generazioni pienamente consapevoli del loro passato e presente migratorio, del loro vivere in un Paese della migrazione e in una società fondata sulla migrazione, dove l’interculturalità è abbondantemente abitata”. (R.Iaria)

Intervento integrale