FONDAZIONE MIGRANTES
ORGANISMO PASTORALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

La chiesa italiana di Londra

(3 aprile 2014) - Nel 1863, a Londra, per volere di San Vincenzo Pallotti – allora sacerdote romano e fondatore dell’Unione dell’Apostolato Cattolico (Padri Pallottini), fu costruita la Chiesa italiana di San Pietro come luogo di incontro spirituale e sociale di tutti gli italiani emigrati a Londra.
25 Novembre 2014
(3 aprile 2014) - Nel 1863, a Londra, per volere di San Vincenzo Pallotti – allora sacerdote romano e fondatore dell’Unione dell’Apostolato Cattolico (Padri Pallottini), fu costruita la Chiesa italiana di San Pietro come luogo di incontro spirituale e sociale di tutti gli italiani emigrati a Londra.

A 150 anni dalla fondazione e in occasione della visita della regina Elisabetta II oggi a Roma, la Fondazione Migrantes manda nelle librerie un volumetto che ne racconta la storia: “La chiesa italiana di Londra” (editrice Tau). Il volume racconta la storia di un progetto architettonico che ha dovuto superare mille ostacoli e diverse peripezie per essere realizzato, diventando poi un luogo di riferimento per la comunità italiana a sua volta cambiata lungo il corso del tempo.
La chiesa è nata per rispondere alle esigenze dei lavoratori italiani giunti in terra britannica un secolo e mezzo fa: “centinaia di poveri italiani, ragazzi ed adulti, nella più parte genovesi, piemontesi, milanesi, i quali vivono girando sonando l’organo dalla mattina fino a notte avanzata” scriveva il missionario don Raffaele Melia al fondatore dei pallottini, San Vincenzo Pallotti proponendo la costruzione della Chiesa. Oggi nel Regno Unito vivono oltre 200 mila italiani e ricordare la storia della Chiesa di S. Pietro, affidata ancora oggi ai pallottini, significa “rinnovare l’impegno di prossimità agli emigranti italiani della Chiesa in Italia soprattutto in questa stagione di crisi economica e occupazionale che aumenta i disagi culturali e gli interrogativi di fede spingendo, soprattutto i giovani, a nuove partenze”, scrive nella prefazione il direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego. (R. Iaria)