FONDAZIONE MIGRANTES
ORGANISMO PASTORALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Mustafa, Lai, Karim e gli altri lampedusani

(29 settembre 2015) - Ogni estate, assieme ai tuffi e agli ombrelloni, torna anche il linciaggio nei confronti dei venditori ambulanti
29 Settembre 2015
(29 settembre 2015) - Da vent’anni Lampedusa è terra di approdo e di transito per migliaia di migranti che in Italia e in Europa cercano una vita migliore. Sull’isola, però, ci sono anche dei migranti che tornano periodicamente, ogni estate. Sono i venditori ambulanti che troviamo in spiaggia o dietro le bancarelle piazzate lungo la via principale del paese. Per i residenti e per gli habitué dell’isola questi commercianti stranieri sono ormai delle presenze familiari. Sorridenti, sempre garbati, gli ambulanti fanno la spola tra una spiaggia l’altra con il loro carico di oggetti, incuranti del sole cocente e dei modi non sempre cordiali che i villeggianti usano nei loro confronti.
Mustafa è africano, ma parla in dialetto come un siciliano di scoglio. In inverno lavora ad Agrigento, mentre in estate trasferisce sulle spiagge lampedusane la sua attività. “Amunì (andiamo)”, dice mentre si sposta da una spiaggia all’altra con l’andatura veloce della sua giovane età.  Anche Lai viene dall’altra sponda del Mediterraneo, ha i capelli brizzolati e un sorriso sempre stampato sulle labbra che sfodera anche se non compri nessuna delle sue chincaglierie. La più grande delle isole Pelagie è piazza abituale anche di un piccolo gruppo di asiatici.
I venditori che arrivano dal Pakistan si differenziano dagli altri per il genere di prodotti che trattano, prevalentemente rappresentati da stoffe e da capi di abbigliamento. Alcuni di loro si dividono tra le spiagge più affollate e la via Roma, dove prendono in affitto dei locali soltanto per i mesi estivi. Karim, ad esempio, frequenta l’isola ormai da tempo. In questi anni ha visto modificarsi l’economia lampedusana e con essa anche quella italiana. “Finora sono rimasto da maggio a settembre, ma non si vende più come prima. Dal prossimo anno, quindi, verrò soltanto per un mese – spiega -.  Preferisco dedicarmi alla bottega che gestisco nel mio paese”.
Ogni estate, assieme ai tuffi e agli ombrelloni, torna anche il linciaggio nei confronti dei venditori ambulanti. Non manca mai qualche esponente politico che istighi la caccia ai “vu cumprà”, come vengono spregiativamente indicati i migranti. Si invocano controlli serrati, sanzioni esemplari, come se fossero loro la causa di tutti i mali dell’economia nostrana, la vera insidia per la sicurezza nazionale. Se riferisci di questa caccia alle streghe, Mustafa, Lai, Karim allargano le braccia sorridendo e poi riprendono il cammino, come se nulla fosse. Hanno ancora molta strada da fare per portare a casa la giornata.

(Luca Insalaco - Lampedusa)