FONDAZIONE MIGRANTES
ORGANISMO PASTORALE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA

Proteggiamo la vita

(22 settembre 2015) - Parliamo di vita e di morte, questi due avvenimenti così importanti nella storia di ogni uomo
22 Settembre 2015
(22 settembre 2015) - Una traversata lunghissima, durata dodici giorni, quella che si è conclusa la settimana scorsa a Messina, quando da un pattugliatore croato e da una nave della Guardia di Finanza sono scesi, tutti salvi, i 280 migranti soccorsi qualche ora prima nel Canale di Sicilia. Tra di loro anche una donna somala che, grazie all’aiuto di un “profugo” dentista, proprio su quel barcone partito dall’Egitto, ha partorito il suo piccolino. Un viaggio lunghissimo, soprattutto per quel neonato che non poteva più aspettare e ha deciso di aprire i suoi occhi al mondo. Solo qualche giorno prima, il 13 settembre, quella che doveva essere invece una semplice traversata, perché di qualche ora, è costata la vita a 34 disperati che tentavano di raggiungere le isole greche partendo dalla Turchia. Su quella vecchia barca di legno, nel Mar Egeo, gli occhi questa volta li hanno chiusi e senza volerlo 15 bambini. Parliamo di vita e di morte, questi due avvenimenti così importanti nella storia di ogni uomo che nel caso di un siriano, eritreo, somalo, gambiano o senegalese che sia, cominciano a diventare, per qualcuno che sta dall’altra sponda semplicemente ad osservarli, solo circostanze di cui parlare e discutere, un giorno o forse due. A queste notizie sembra che qualcun altro si stia anche abituando, tanto da sconvolgersi solo per qualcosa di più grosso o che riguardi grandi numeri. Per fortuna sulla stessa sponda c’è ancora chi sinceramente si commuove e si emoziona alla notizia di entrambi e soprattutto non si ferma soltanto a quell’immagine che in quel momento sta facendo il giro del mondo, ma va oltre, s’interroga, cerca di capire perché avviene tutto ciò. Molto spesso, sia della vita e sia della morte in mare, non ci sono foto che possano provare a smuovere le coscienze, perché solo questo deve fare la foto di un piccolino straziato sulla spiaggia, ancora di più se sono quelle di chi ha il potere di cambiare il corso degli eventi. Intanto, tra un naufragio e l’altro si sollevano discussioni fra i vertici internazionali, soprattutto in questi ultimi giorni che finalmente si decidono le “famose” e “temute” quote… ma sono numeri e sempre numeri. Nel frattempo, invece, c’è stato sempre chi ha provato a fare qualcosa, contribuendo anche in minima parte a cambiare la storia di questi piccoli e grandi uomini e donne, anche di quanti non hanno la forza per affrontare questi esodi e rimangono, rischiando, nelle loro terre. Ma quale sarà il futuro di tutta questa gente? Quale terra liberamente calpesteranno? Interrogativi che pesano come macigni sulle nostre coscienze, ma alla fine la discriminante è quella di una protezione che deve essere assicurata ad ogni uomo, di un’accoglienza che non può essere dettata da calcoli matematici di quote o da buonismi che nascondono interesse a una presenza demografica così importante. L’interesse fondamentale deve essere la difesa della vita di chi fugge da luoghi di guerra e di morte.
“Benvenuto a Messina piccolo somalo”!
(Maria Veronica Policardi, operatrice Ai.Bi. Associazione Amici dei Bambini)